lunedì 11 febbraio 2013

asimmetrie nei sondaggi: AGCOM?

Secondo quanto stabilito da AGCOM non si DEVE diffondere alcun risultato, stima o quant'altro rispetto alle prossime elezioni politiche 2013.
Ma il divieto non pare essere stato recepito da tutti...
Dopo la chiusura del servizio offerto dalla società triestina SWG (con cui ho collaborato, ma non più da marzo 2012, ndr), il campo dovrebbe essere chiaro a tutti. Tuttavia sul sito di Scenari politici si legge che con una cifra paragonabile a quella dell'App di SWG si potrà ricevere il "proibito" materiale.
Come mai? Che differenza c'è tra quel che ha proposto l'istituto di Trieste e quel che propone il sito?
Che ci sia qualche santo in paradiso? Che ci sia accanimento verso un attore e non verso l'altro? che ci sia ignoranza delle regole?
Qualunque sia il motivo, speriamo venga chiarito nei prossimi giorni....

venerdì 8 febbraio 2013

sondaggi: l'importanza del trend

A poche ore dal black out dei sondaggi elettorali per le elezioni politiche del 2013, vale la pena soffermarsi sull'importanza dei trend. Mutuando una celebre canzone dei Doors, si potrebbe dire "My only friend, the Trend" (invece di End).
E' un adagio che conoscono molti operatori di Borsa, che predicano il fatto di non andare contro al mercato, ma di seguire e cavalcare il trend.

E che cosa ci stanno dicendo tutti gli ultimi sondaggi?
  • M5S, ovvero la lista promossa da Beppe Grillo, è in trend positivo. Cresce. Supera di slancio il 15% e molti istituti lo danno più su, fino al 16/17%. La mia esperienza moi dice che se questo è il dato pubblicato, in realtà potrebbe essere ben al di sopra del 20% (e perché no? anche vicino al 25%). Sarebbe un terremoto, o come dice lui uno tsunami. Ma chiedete in giro alle vostre cerchie e scoprirete che 1 su 4 vi dice che sta pensando o che è già sicuro di votare M5S.
  • Italia Bene Comune, sta stabilizzando il suo consenso attorno al 30-35%, ma che ha chiuso il trend negativo. Ovviamente andrebbe capito come evolverà nelle prossime 2 settimane, ma il grafico lascia intravvedere una stabilità o addirittura un piccolo rimbalzo
  • coalizione di Centro Destra (PDL+Lega) interrompe la sua corsa in crescita e il trend pare flettere verso una quota pari al 25/28%. Ma gli annunci shock previsti da qui al voto e la centralità nell'agenda mediatica di Berlusconi, possono muovere il trend sia in salita verso quota 30% che in discesa verso quota 22/24%
  • lista Monti, ha interrotto il trend ascendente e sta inaugurando uno discendente, che comunque non dovrebbe portare la coalizione al di sotto del 12%
Le letture ovviamente non riescono ad andare fino al voto, ma l'impressione è che più dei travasi da un partito all'altro potrà la capacità di portare le persone alle urne. L'astensionismo e la sua non uniforme distribuzione, sarà infatti presumibilmente l'ago della bilancia di un'elezione che come sappiamo dipende anche in larga parte dal sistema elettorale in vigore. Quindi mentre CD e CS si concentreranno sulle "regioni chiave", il M5S avrà buon gioco in tutte le altre.
Alla prossima!

giovedì 7 febbraio 2013

il sondaggio negato

Sta facendo notizia la marcia indietro dell' AGCOM riguardo ai sondaggi durante il black out pre-elettorale.  Si tratta di un capovolgimento del parere che ion precedenza il medesimo organo aveva fornito e che quindi lascia delle perplessità.

Leggendo attentamente il comunicato stampa diffuso da AGCOM non si può non cogliere il passaggio chiave che motiva la decisione. Esso recita: "l’applicazione realizzata (...), nei termini in cui viene pubblicizzata, rende accessibile  - previo il  pagamento di un prezzo contenuto  - il risultato dei sondaggi ad un pubblico  potenzialmente  molto vasto, con inevitabili effetti di diffusione incontrollata  dell’informazione.  Questa circostanza  configura quindi un’oggettiva violazione del divieto imposto dalla legge sulla par condicio".
Alcune considerazioni:
1. il problema non è l'aver realizzato il servizio, ma i termini in cui viene pubblicizzata. Ovvero, se foste stati di bassissimo profilo e quindi l'app non avesse avuto successo si poteva fare. Invece vi siete messi a gridarlo ai 4 venti, state avendo successo e quindi ... STOP!
2. l'oggettiva violazione del divieto poteva essere rilevata anche prima. Non posso credere che non fosse stata intravista
3. non si menziona il fatto che in realtà il vero pericolo fosse un altro: l'affissione dei risultati ricevuti sull'app nei social network, dove basta avere un email fittizio e un account fittizio e i social network spalancano le porte. E poi vai a cercare il responsabile tramite rogatorie internazionali = impossibile
4. a corollario del punto 3: e se chi si prendesse la briga di pubblicare quel che sforna l'istituto di ricerca fosse modificato ad arte con un programma di editing? a questo non ci ha pensato né il garante, né l'istituto che non avrebbe potuto difendersi (altrimenti avrebbe dovuto smentire dicendo che i dati erano diversi e quindi di nuovo violando il divieto)
5. come suggerisce Camisani Calzolari inoltre sarebbe divertente capire come la medesima App rilasciata in un altro paese possa essere bloccata dall'AGCOM. Mistero

Concludendo una brutta storia che fa riflettere su una normativa che può essere vista come ingiusta (ma allora vale per tutti) o giusta. In quest'ultimo caso però va ricordato che è stata istituita quando i sondaggi pre-elettorali erano usati come delle clave per influenzare i risultati. E qualcuno era molto più "bravo" e potente degli altri a farlo. E' probabile che sia una norma da rivedere o meglio da cancellare. Altro lavoro per il prossimo parlamento.
ps: lo sanno tutti comunque che esistono sondaggi "grigi" che sostituiscono i nomi dei partiti e delle coalizioni con i nomi di cavalli inventati e relative scuderie. Ma questa è violazione della violazione e quindi non interessa nessuno (sigh)

mercoledì 6 febbraio 2013

Perchè le persone non credono ai sondaggi e come si dovrebbero fare

"secondo me sparano numeri a caso"
"sono tutti truccati"
"li fanno per avvantaggiare chi li paga".
Quante volte si sentono queste ed altre critiche ai sondaggi. In particolare quelli elettorali. E come dare torto a chi vede numeri "ballare" a secondo del giorno della settimana, dellì'istituto che li realizza e di cento altri fattori.
Anche io spesso dubitavo dei sondaggi prima di lavorare in questo settore. Sin da piccolo vedevo la mitica Doxa che rilasciava in anticipo i risultati delle elezioni. E mi dicevo "non è possibile, non ci azzeccheranno nemmeno stavolta". Ed ogni volta quasi per magia verificavo che invece ....
Poi ho iniziato a bazzicare i settore.
E ai sondaggi ho imparato a credere solo e se vengono fatti in modo appropriato. Sono uno strumento di misurazione e come tale vanno trattati.
Ma bisogna subito distinguere le 2 finalità che possono avere:
  1. una misurazione sceintifica: dove si cerca di tener conto di ogni possibile fonte di errore, dove il successo è minimizzare tutti gli errori e centrare tutte stime
  2. una misurazione a fini di marketing e propaganda: dove quel che conta è creare tramite la diffusione dei dati una modifica nella percezione dell'opinione pubblica, e sperabilmente anche una traduzione in comportamenti futuri
Voglio soffermarmi su quest'ultimi. Non credo che chi realizza questi sondaggi sia così in malafede da "truccare" i dati al punto da aggiungere o togliere punti percentuali a questo o a quel partito. Quel che credo (e chi ci lavora sa bene che funziona così) è che tra le tante simulazioni che vengono condotte, questi vanno a prendere quelle più favorevoli a chi si vuol sostenere.
Faccio un esempio banale, ma credo istruttivo: calcolare la stima dell'esito di voto in funzione della partecipazione al voto stesso, altera e di molto le stime. Se considero l'intero campione avrò un certto risultato. Se tolgo dalla stima finale coloro che dichiarano che sicuramente non andranno a votare, le stime cambiano. Qual è quella più "giusta"? A livello di base la risposta è la seconda: quella senza coloro che dichiarano di non recarsi alle urne. Ora di fattori di questo tipo ce ne sono N e sopratutto all'interno di questi fattori ci sono delle gradazioni (es: sicuramente non andrò a votare, quasi sicuramente non andrò a votare, ecc ecc).
Ecco perchè chi fa questo mestiere deve dosare bene le proprie considerazioni, ponderazioni (in questo caso non pensieri, ma procedure statistiche di pesatura), stime, modelli, ecc.
E se posso aggiungere la mia personale esperienza non sono in grado di farlo:
  • gli statistici puri cui sfugge la dimensione politica.
  • i giornalisti cui sfugge completamente la dimensione tecnica
  • i dottori in scienze politiche cui manca un po' di tutte queste competenze
  • i laureati in ingegneria, lingue, o altre materie che in realtà formano, ma non su questi temi
E allora chi? La mia risposta è: team di professionsiti con estrazioni differenti ed esperienze differenti ed un metodo di lavoro validato e basato su più metodologie di elaborazione.
E anche un pizzico di fortuna  :)

lunedì 4 febbraio 2013

and the winner is... TWITTER!

La finale del Superbowl 2013 ha un vincitore: Twitter.
Come tutti sanno 30 secondi di spot durante la finale di Football Americano sono l'investimento più "forte" che si possa sostenere in quel mercato. 110 milioni di persone sono davanti allo schermo. Sono occasioni uniche ed irripetibili. Ed i messaggi sono altrettanto importanti. non si eccede, non si spreca, non si può sbagliare.
E allora si deve risocnosce che l'analisi è facile a fronte dei numeri raccolti (vedi l'immaguine): Twitter su tutti, con un distacco abissale.

Un anno fa peraltro Twitter e Facebook erano stati citato 8 volte a testa. Quindi sostanzailemente uguali. Ora no. E facebook nel frattempo si è comperato Instagram e ancor prima è divenuta sociatà quotata. Ahi ahi Zuckenberg. La centralità è persa... Ma pure G+ accusa un colpo da KO.

Quali conclusioni trarre? Una in particolare: i grandi Brand pensano in questa fase che è su Twitter che si deve attrarre il pubblico per sviluppare dialoghi, interazioni, citazioni, insomma le famose conversazioni di cui sono fatti i mercati. In particolare quando ci sono degli eventi di rilevanza assoluta.
Con buona pace dei "grandi" social network...

venerdì 1 febbraio 2013

I sondaggi elettoriali: che passione

Sono stato intervistato da Radio Radicale a proposito dei sondaggi elettorali. Chi mi conosce sa che mi sono occupato per molti anni di sondaggi politici e che credo di conoscere come lavorano i vari istituti di ricerca (o presunti tali). Ci sono molte verità che non si possono dire, ma alcune le ho evidenziate.
Qui ne voglio aggiungere una: la preparazione metodologica di alcuni che sparano cifre a destra e sinistra è a dir poco approssimativa. Non sanno, ma tuttavia si mettono a fare gli oracoli. E' triste e soprattutto scandaloso che i media non siano in grado di selezionare i fornitori di numeri. Ecco il il link all'intervista: buon ascolto" oppure potete ascoltarla qui accanto


venerdì 11 gennaio 2013

i Poc's: giovani italiani e mondo del lavoro

In perfetto stile autopromozionale riporto l'articolo uscito a mia firma nel luglio del 2012 sulle pagine del Corriere Economia. Si tratta di uno studio comparativo ed alcune riflessioni sul mondo del lavoro negli USA e in Italia, dove il confronto tra le generazioni più giovani restituisce un quadro totalmente differente. Sia per quanto riguarda la ricerca del lavoro, che per quanto concerne le aspirazioni appare in tutta la sua drammaticità la differente percezione della realtà e delle possibilità che si possono avere.
L'articolo, ovvero i dati presentati ed un passaggio dell'analisi, sono stati ripresi nel bellissimo libro di Nicola Palmarini dal titolo "Lavorare o collaborare: networking sociale e modelli organizzativi del futuro" edito da Egea.Buona lettura!

lunedì 7 gennaio 2013

la creazione di valore condiviso

Dopo tutti questi anni a sentir parlare di "creare valore per gli azionisti" sta prendendo piede l'idea di una creazione di "valore condiviso". Ma di cosa si tratta? Una buona spiegazione proviene da questa intervista (un bel po' ingessata) di M. Porter ( si proprio lui...).
Quello che a me pare interesante citare è uno dei punti di partenza. Per troppo tempo la società ha visto il business come una specie di "rivale": il bene privato a sottrazione del bene pubblico.
E il privato ha vissuto la sua prosperità sottraendolo al bene pubblico.
Ora è l'epoca di capire che non vi è uno senza l'altro. Il dissanguarsi reciprocamente non serve assolutamente a nessuno.
Siamo davvero pronti per questo salto o son o solo discorsi di facciata? Eppure in Italia esisteva Olivetti...

venerdì 4 gennaio 2013

jOBS nelle sale ad aprile 2013

Screen Shot 2013-01-03 at 3.23.51 PMMancano pochi mesi all'uscita del film sulla vita di Steve Jobs. Negli Stati Uniti dovrebbe uscire ad aprile, mese magico per i prodotti della Mela e forse coinciderà con il lancio (se lo anticipassero) del nuovo iphone 5s.
Il film non avrà nulla a che vedere con la biografia ufficiale che è uscita in coincidenza o quasi con la morte del CEO di Apple, ma riguarderà in modo consistente la prima parte della vita professionale. Quella del mitico garage in cui i primi personal computer presero vita, senza che nessuno potesse mai immaginare il successo planetario di tutti i prodotti che sono seguiti.
Ashton Kutcher  vestirà i panni di Jobs. Staremo a vedere....

mercoledì 2 gennaio 2013

In punizione! Guarda la TV

Secondo le stime di Nielsen i giovanbi statunitensi guardano davvero poca televisione.Non ci sono i dati degli under 18, ma fa impresssione la distanza tra i 18-24 enni che guardano in media 22 ore e 32 minuti a settimana rispetto alle 45 ore e 20 minuti degli over 65.

In Italia la situazione sta andando nella medesima direzione: in un focus group che abbiamo recentemente realizzato emergeva un dato moltoi interessante all'interno delle famiglie. Vietare la televisione quale punizione massima è stato sostituito e di gran lunga dal divieto di utilizzare i social network, le chat, internet e i videogiochi. Un genitore addirittura ha "esagerato" dicendo che la punizione è costringere suo figlio a guardare la televisione.
Un'inversione di comnportamenti che deve far riflettere chi continua a credere che i palinsesti televisivi siano quelli che condizionano la vita culturale di un paese. Oramai, se si vuole "seminare" nelle nuove generazioni (che peraltro un giorno guideranno aziende, enti e governi) si deve declinare la propria proposta di contenuti in modo trasversale e pervasivo all'interno di una molteplicità di media. Forse anche per questo il declino dei magnate dell'editoria tradizionale è più che cominciata...

martedì 18 dicembre 2012

Le Valley: basta la parola?

Adesso anche Londra ha una Valley. Dopo la celebre Silicon Valley targata USA, in UK c'è la Silicon Roundabout. 60 milioni di euro di investimento da parte del Governo Inglese e tanta pubblicità. Articoli che ne parlano con toni entusiastici e lodi a Cameron.
Ma è davvero sufficiente chiamarla Valley per avere una ricetta che funzioni?
Io credo di no. Credo che dietro ad una sorta di logo (Valley) si nasconda qualcosa di molto più profondo e complesso. E' un modo di agire che avvolge e supporta l'imprenditore che vuole esprimersi. Mi correggo prima che imprenditore, forse si tratta di una persona che crede di avere un'idea da realizzare.
Ci sono ragazzi e ex ragazzi (si insomma coetanei miei o anche più "vecchi") che vorrebbero poter capire se le loro aspirazioni potrebbero avere uno sbocco. Se la loro intuizione ha la I maiuscola oppure si tratta solo di un sogno destinato a rimanere tale perché piccolo o semplicemente non realizzabile.
Non è solo questione di incubatori, di fondi europei, di supporto alle startup. Si tratta di un modello di lavoro differente, si tratta di una fiscalità differente, si tratta di un accesso a risorse e capitali differente.
Siamo ancora tanto lontani da tutto questo. Vediamo se continueremo a vedere emigrazioni verso altri paesi di valenti imprenditori/sognatori italiani (l'ultimo amico che conosco ad aver preso questa strada è Marco Camisani Calzolari, ma so che ce ne sono un altro paio in procinto...) o se oltre alle parole la nostra politica sarà in grado di realizzare dei cambiamenti efficaci.
Auguriamocelo prima di assistere alla desertificazione totale

lunedì 17 dicembre 2012

I Big Data

Spesso mi sono chiesto se davvero la paura del Grande Fratello che tutto sa e tutto controlla, sia davvero fondata. Mi sono sempre risposto che non sia così. Che nelle grandi quantità di dati, il mio profilo, le mie interazioni, i miei network siano una goccia di un oceano enorme.
Ora trovo conferma: in questo interessaante articolo. Solo lo 0,5% dei dati viene effettivamente analizzato: praticamente nulla. C'è da dire che molti dati sono pura spazzatura o sono solo ridondanza. Ma c'è anche da dire che molti potrebbero invece essere interessanti e utili. Solo che manca l'intelligenza o forse più probabilmente gli investimenti per condurre analisi di questo tipo.
Rimane il dubbio sul fatto che possano essere estratte delle informazioni "personali" che possono danneggiare un individuo: orientamenti politici, sessuali, religiosi, problemi di salute in pochi logfiles e una carriera potrebbe svanire... Su questo non ho risposta, se non sul fatto che le norme sulla privacuy devono essere stringenti e prevedere delle multe talmente salate da scoraggiare chiunque a far uso improprio dei dati

Lo studio che ha condotto IDC presenta comunque alcune altre statistiche davvero intriganti:
- la quantità di dati che cresce esponenzialemente e che potrebbe raggiungere iu 40 Zettabyte nel 2020 (secondo me anche di più). nb: 1 Zettabyte = 1.000 miliardi di GB.
-  solo la metà dei dati che andrebbe protetto lo è attualmente
- solo il 23% dei dati che vengono prodotti nel 2012 (pari a 643 Exabyte) sarebbe utile se venisse analizzato

Statistiche che interessando tutti, dovrebbero far preoccupare tutti. Ed invece se ne preoccupano solo in pochissimi, e soprattutto quelli che potenzialmente le potrebbero leggere :)

venerdì 16 novembre 2012

la civiltà non è un'opinione

Alcuni anni fa ero in vacanza nella soleggiata Sicilia. E dentro al portone di una casa ho trovato questa singolare convocazione di assempblea condominiale.
Mi fece molto ridere. Al punto di scattare una foto per immortalarla.
Ora scorrendo le vecchia foto l'ho ritrovata e sembra così di attualità. Persone arrabbiate che si insultano e danno "dinostrazione" di superiorità. A me ricorda la Politica dei giorni d'oggi. Anzi la politica con la p minuscola.Talmente minuscola che si divrebbe chiamare olitica. No? :)

mercoledì 14 novembre 2012

le tecniche proiettive applicate alla politica italiana

Il dibattito televisivo pre-primarie ha fatto emergere un tema interessante per tutti coloro i quali amano le ricerche qualitative. Uno dei quesiti posti ai candidati era in quale personaggio si riconoscevano. Essi hanno risposto una cinquina di nomi che hanno destato un dibattito intrigante e tra i commenti scelgo quello di Gramellini che trovo simpaticamente tagliente. Nota il giornalista che "De Gasperi, Papa Giovanni, Tina Anselmi, Carlo Maria Martini e Nelson Mandela sono tutti democristiani tranne forse Mandela". Al di là del merito credo sia interesante soffermarsi su alcuni punti: 
  • la domanda libera di espressione di un proprio modello a cui ci si ispira non è la medesima cosa che avviene ad esempio con la classica tecnica di identificazione con un animale
  • quando si usa una tecnica proiettiva spesso si esplicita al soggetto intervistato una serie di possibilità (di cui si ha un'interpretazione a priori) per poter comprenderne successivamente l'impatto
  • la copresenza dei soggetti e le risposte, possono influenzare anche notevolmente chi risponde dopo il primo e così via (il peggio di tutto è l'essere ultimo...) in quanto la risposta pootrebbe essere cambiata "last second" 
    • perchè qualcun'altro ha già nominato il personaggio
    • per differenziare la propria risposta 
    • per contrastare una risposta già espressa
  • la spiegazione della scelta è spesso tanto importante quanto la scelta stessa (del personaggio e/o dell'animale e/o di quel che si vuole chiedere di esperimere)
Fin qui nulla di strano. Quello che va compreso però è che l'interpretazione delle risposta non è una scienza "esatta". Conta il punto di vista del ricercatore (che non dovrebbe cercare di sostenere una tesi, ma cercare di intepretare da un punto di vista "neutrale") e contano aspetti "deboli" che però sono decisivi, quali il linguaggio non verbale, le parole utilizzate e grazie alle recenti tecniche anche le attivazioni neuronali ed emozionali. 
E' vero che nessuno dei 5 candidati ha nominato un esponente di sinistra (come nota Gramellini), ma è anche vero che non sappiamo se la domanda era nota prima delle trasmissione ai candidati (e quindi non vi è nulla di spontaneo, ma molto di preparato) innescando analisi che attingono ad altri parametri. Infine le interpetazioni non possono e non debbono basarsi solo sul significante, ma anche sul significato delle risposte. Concordo che sono figure sufficientemente equilibrate per poter piacere a tutti (o a molti), ma potevamo aspettarci  qualcosa di differente?

lunedì 12 novembre 2012

I sondaggi elettoriali sbagliati Obama 2012

Al termine dell'estenuante campagna elettorale USA per le presidenziale si contano gli sconfitti: il primo è lo sfidante Romney, ma anche i maghi dei sondaggi escono con le ossa rotte. Perché?
Molte persone se lo chiedono ( e me lo chiedono) e allora cerchiamo di capire alcune possibili motivazioni:
  1. Negli Stati Uniti (ma ahimé anche in Italia) il mestiere del ricercatore di mercato in campo politico è una professione che sta accogliendo tra le sue fila persone che non sono sufficientemente preparate. Spiace dirlo, ma è così. Si pensa che basti avere un "campione rappresentativo" e questo per magia sia in grado di produrre dei dati e delle stime affidabili, secondo le "leggi" della statistica (che peraltro molti ignorano...). Sebbene possa non essere il primo punto ho voluto inserirlo al primo posto :)
  2. i canali di rilevazione (telefono fisso, cellulare, internet) stanno dimostrando una endemica difficoltà nel riuscire a comporre un campione rappresentativo degli elettori USA, sia per la difficoltà di distribuzione e stima delle categorie da tenere sott'occhio (sesso, età, grado scolare. razza, iscrizione al voto, probabilità di andare a votare)
  3. i modelli statistico/elettorali: in elezioni ad alta densità di cambiamento (come possono essere state potenzialmente quelle USA e come saranno sicuramente le prossime politiche in Italia) cercare di utilizzare dei modelli che tengano conto di quanto avvenuto in passato può essere un errore molto grosso (vedi il caso italiano quando scese in campo Berlusconi, che per mesi venne dato al 5% in Italia quando poi prese una percentuale ben al di sopra del 20%)
  4. le dinamiche di coinvolgimento: alcuni noti pollster hanno dichiarato di non poter tenere conto degli effetti last minute (ovvero last Days) delle campagne. E qui entra in gioco anche il tema economico: per seguire in modo stretto questi fenomeni servono investimenti importanti negli ultimi giorni di elezione, per poter intervistare decine di migliaia di elettori in poche ore
  5. l'integrazione quali-quantitative: mi sembra sia mancata. Una volta c'era Zogby con il suo "misterioso" metodo. Ora emergono i successi di chi ha studiato i sondaggi realizzati dagli altri più che averne fatti di suo (Nate Silver su tutti)
  6. i dati provenineti da fonti "alternative" quali i tweet, i post sui social network, i finanziamenti delle persone, delle banche, i pronuniciamenti di wall street, le borse, gli indici di disoccupazione, le scaramanzie (ne ho lette centinaia). Questi "segnali deboli" sono troppo instabili e manipolabili a vantaggio di chiunque per rappresentare una base certa per costruire delle stime. Possono essere dei dati a supporto, anche ottimi. Ma per ora solo a supporto
In conclusione un grande avvertimento all'opinione pubblica italiana che in questi mesi verràa alimentata da dati di previsione elettorale di ogni sorta: cautela nell'accoglierli, valutazione della professionalità e dell'indipendenza di chi li produce e diffonde, controllo delle fonti (canali utilizzati, numerosità campionarie, ecc). Una buona ricetta che comunque può essere fallace (giusto per non dare troppe certezze....)

martedì 12 giugno 2012

Il contrabbando di Fan e Follower


Grande risonanza sui media è stata data (giustamente) alla “scoperta” che esiste un mercato di fan e follower a livello mondiale. L’ha denunciato in Italia Marco Camisani Calzolari, che prima con un’intervista al Corriere, e successivamente con la pubblicazione di un’inchiesta, ha svelato l’insvelabile. Ovvero che molte aziende (ma probabilmente anche molti profili di personaggi famosi) sono zeppi di follower e fan che null’altro sono che pezzi di codice o software. Non sarebbero cioè persone reali interessate ai contenuti veicolati sui social network, ma profili finti che servono ad ingrossare artificialmente le fila dell’audience digitale di un brand al fine di mostrare i muscoli ad una platea poco attenta. Chi lavora in questo campo sa che, pur non disprezzando un’audience corposa, sono altri i parametri che debbono interesssare, primo fra tutti il livello di engagment. 
Secondo alcuni osservatori considerando le strategie di marketing di alcune grandi aziende, non sarebbe un problema di correttezza, ma di risposta a richieste di management ancora impreparato alle sfide digitali.
Secondo altri invece grossa responsabilità di questo fenomeno va attribuito alle agenzie che promuovono questi servizi per apparire efficienti agli occhi dei propri clienti.
Sbagliato o meno il sistema è inquinato e questa consapevolezza deve essere fatta propria al più presto nei dipartimenti marketing delle aziende. Per poter scegliere consapevolmente le proprie strategie.

mercoledì 6 giugno 2012

Apple cerca una propria mappa del tesoro


Il divorzio tra Google e Apple è una lenta agonia fatta di schermaglie e di assestamenti progressivi. Ma ora sembra che vi sia un’accelerazione notevole, coincidente con l’imminente annuncio di un nuovo servizio di geolocalizzazione e mappe powered by Apple. La nuova applicazione pensata in primo luogo per i dispositivi mobili, ovvero iphone, ipad e ipod, consentirebbe di svincolarsi dal mai troppo amato Google Map, che ha avuto l’indubbio merito di aprire un’orizzonte di business molto rilevante. Ma la decisione del colosso di Mountain View di perseguire una strategia indipendente sia tramite il sstema operativo Android, sia con l’acquisizione di Motorola, ha fatto diventare agli occhi dell’azienda di Cupertino, un partner prestigioso nel lontano 2007 in “breve tempo” in un concorrente temibile. 
Secondo alcuni osservatori, anche prima dell’acquisto da parte di Google di Motorola, le strade delle due aziende era destinata a separarsi, ed anzi, molti attribuiscono alle capacità di Steve Jobs un fidanzamento altrimenti impossibile.
Secondo altri invece si tratterebbe della naturale evoluzione della galassia internet che sta per entrare nel terzo tempo, ovvero quello in cui la partita si giocherà esclusivamente sul terreno dei mobile e dei servizi in movimento.
Cresce nel frattempo l’attesa per la nuova Apple app che offrirà al mondo intero una esperienza di navigazione su mappe. Sarà ancora una volta una rivoluzione?

lunedì 28 maggio 2012

US Government Open Data nelle tasche dei cittadini


"I cittadini statunitensi meritano un governo che lavora per loro in qualsiasi momento, ovunque e con qualsiasi dispositivo" è l’Obama pensiero che rivoluziona il rapporto tra cittadini e burocrazia a stelle e strisce. Il Presidente degli Stati Uniti infatti ha emanato una direttiva relativa al programma Digital Government: Building a 21st Century Platform to Better Serve the American People, in cui prescrive (e ordina!) a tutte le agenzie federali il rispetto del principio dell'open data. Quest’ultime devono predisporre opportune procedure per isolare i dati utili ai cittadini e renderli disponibili, con particolare attenzione ai devices mobili. 
Secondo alcuni osservatori il principio lanciato da Obama dovrebbe diventare parte della Costituzione in quanto garantisce un diritto universale che dovrebbe caratterizzare tutte le moderne democrazie mondiali.
Secondo altri la realizzazione di un simile programma, oltre ad essere titanico, può rappresentare un pericolo per la sicurezza nazionale, in quanto offre a chiunqye la possibilità di conoscere dettagli sin troppo approfonditi con un semplice accesso da smartphone.
Restano scolpiti nella pietra (? o nel web?) i 5 principi sanciti da Obama e il suo staff: 
  1. tutte le informazioni dovranno essere disponibili secondo il principio dell'open data
  2. il servizio deve essere attivo sempre 
  3. i servizio deve essere accessibile da qualunque dispositivo
  4. tutti i dati dovrebbero essere accessibili anche tramite apposite API, in modo da porterli interfacciare con altre applicazioni e/o siti
  5. è obbligo lampliamento dell'impiego dei social network sia per l'accessibilità dei dati, sia per ampliare la partecipazione dei cittadini tramite questi canali. 
In Italia, queste cose per ora sono più o meno fantascienza.

martedì 22 maggio 2012

AAA vendesi Fan & Follower: e le statistiche?

Nell'Italia digitale che "conta" è scoppiata la polemica sui "conti" :)
Camisani Calzolari (che ama definirsi innovative disruptor) ha gettato lo scoglio (era più di un sasso) nello stagno digitale della penisola dicendo che secondo lui l'80% dei follower (twitter) e fan (FB) sono inesistenti. Ovvero profili che vengono utilizzati per far crescere numeri che restituiscano a marchi e personalità il senso del loro successo sulla Rete. La questione è stata affrontata in modo esagerato dal Corriere (che fa il suo mestiere di amplificatore di notizie, ma che dovrebbe imparare a citare le fonti in modo corretto) e il dibattito ha alzato immediatamente il tiro. 
I commenti al post di Marco Camisani Calzolari sono stati numerosissimi e le accuse di aver reso un cattivo servizio al marketing digitale è stata la critica più ridicola che ho letto. Cerchiamo di capire alcuni perché:

a. perché quando presentiamo un progetto se puntassimo solo al numero di fan sarebbe un gioco da ragazzi usare questi strumenti, ma non staremmo rendendo un servizio al cliente (che ci paga) ma a noi stessi

b. perché ci sono agenzie e società che millantano numeri come quelli citati che fanno addirittura più del 80% di fake fan e follower

c. perché non solo la dimensione, e nemmeno solo il coinvolgimento dei fan, sono sufficienti ad una campagna di marketing digitale

d. perché tenere nel buio delle cantine l'officina dei numeri è solo un modo per fingere (a tutti i livelli)

Ed allora io rilancio:

1. Che mi dite di Facebook Insight che è a dir poco uno strumento che genera numeri a caso? 

2. Che mi dite di alcune incongruenze macroscopiche che partorisce Google Analytics?

3. Che mi dite dell'assenza di statistiche di G+?

lunedì 21 maggio 2012

SURFER: La ricerca e la ricerca della ricerca con Google


Si chiama Knowledge Graph il nuovo servizio che Google ha introdotto quale aggiunta ai celebri risultati di ricerca che da anni offre gratuitamente al mondo della Rete. Ad affiancare Page Rank, l’algoritmo che rappresenta il cuore di Google, si affiancheranno quindi, sul lato destro della pagina altri risultati “contestuali”. Essi sono basati sull’associazione di parole chiave con i risultati ricercati (o presunti tali) da parte dei navigatori, offrendo un panorama più completo, o quantomeno più vasto di risposta. Il servizio che per ora funziona solo negli Stati Uniti si basa sul gigantesco archivio che Google ha a disposizione grazie alle interazioni di ricerca di più di 10 anni.
Secondo alcuni osservatori si tratterebbe della più colossale operazione di data mining mai concepita e realizzata, resa possibile oltre che dalle menti illuminate di Mountain View dalla potenza dei processori e dalla memoria sempra più estesa dei server.
Secondo altri invece si intravvedono tutti i pericoli connessi alla creazione di Big Brother in grado di indirizzare a proprio piacimento i gusti e le preferenze di milioni di utenti.
La svolta di Google segue un tentativo analogo compiuto da Bing per cercare di erodere quote di mercato al leader. Ma al di là della motivazione commerciale, il nuovo modo di concepire i motori di ricerca sembra davvero aver segnato un passo decisivo.